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    Dainotti Fabio

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ISBN: 9788885460744

Poesie controcorrente

by: Dainotti Fabio

La poesia di Fabio Dainotti vive nell’ottica della rassegna dei dati autobiografici, del loro incrocio e delle loro combinazioni, in una sorta di quaderno degli appunti, delle notazioni maggiori e minori, dei frammenti di ricordo, degli stati rimossi e delle sensazioni, in un insieme che ricompone nella sua corrente lirica il senso di una vita che sembra procedere fuori da ogni possibile piano di organizzazione e di sistemazione, eppure dietro a un impulso superiore riconducibile a quello che chiamiamo libero arbitrio. E, sul nastro a scorrere delle immagini, continuamente esercita interferenza l’occhio vigile di un testimone “controcorrente” del nostro tempo, attento a cogliere comunque e a registrare sulla cartina di tornasole tutte le vibrazioni di una vicenda personale, eppure comune e generale. La capacità immaginativa è il motore di questa poesia: un’energia intellettuale, continuamente in movimento e tale da trasfigurare da immagine a immagine, in un vorticoso bestiario di esempi quotidiani e personali, di memorie e di ricordi.

 

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La poesia di Fabio Dainotti vive nell’ottica della rassegna dei dati autobiografici, del loro incrocio e delle loro combinazioni, in una sorta di quaderno degli appunti, delle notazioni maggiori e minori, dei frammenti di ricordo, degli stati rimossi e delle sensazioni, in un insieme che ricompone nella sua corrente lirica il senso di una vita che sembra procedere fuori da ogni possibile piano di organizzazione e di sistemazione, eppure dietro a un impulso superiore riconducibile a quello che chiamiamo libero arbitrio. E, sul nastro a scorrere delle immagini, continuamente esercita interferenza l’occhio vigile di un testimone “controcorrente” del nostro tempo, attento a cogliere comunque e a registrare sulla cartina di tornasole tutte le vibrazioni di una vicenda personale, eppure comune e generale. La capacità immaginativa è il motore di questa poesia: un’energia intellettuale, continuamente in movimento e tale da trasfigurare da immagine a immagine, in un vorticoso bestiario di esempi quotidiani e personali, di memorie e di ricordi.

 

Details

ISBN: 9788885460744
Publish Date: 2020
Page Count: 72

Meet the Author
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Fabio Dainotti (Pavia 1948), presidente onorario della Lectura Dantis Metelliana, di cui è stato per anni presidente e direttore, condirige l’annuario di poesia e teoria “Il pensiero poetante”. Ha pubblicato varie antologie fra cui: L’araldo nello specchio, Avagliano editore, 1996; La Ringhiera, Book, 1998; Ragazza Carla Cassiera a Milano, Signum, 2001; Selected poems, Gradiva, 2015; Lamento per Gina, Genesi, 2015 (Primo premio “I Murazzi”) in edizione bilingue Requiem for Gina and other poems, Gradiva, 2019.  Ha collaborato a numerose riviste di settore ed è presente in molte antologie. Ha tenuto reading di poesia in Italia e all’estero. Come conferenziere, ha parlato su argomenti di letteratura e di interesse dantesco e commentato canti della Divina Commedia. Il mensile “Poesia” si è occupato criticamente della sua opera e su RAI TRE sono apparsi servizi su eventi da lui promossi. Ha curato la pubblicazione presso Bulzoni de Gli ultimi canti del Purgatorio dantesco (2010).

“Poesie controcorrente”

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Recensioni

Tino Cauchi

05/01/2021

Fabio Dainotti (nato a Pavia nel 1948) è un letterato impegnato su vari fronti. La raccolta di cui ci occupiamo, Poesie controcorrente e racconti in versi, si articola in sei sezioni; è dedicata alla moglie e nel contempo con essa ringrazia “Donatella Bisutti e Luigi Fontanella per i preziosi suggerimenti”. Nella prefazione Paolo Ruffilli rileva l’impronta autobiografica dell’Autore in una sorta di appunti diaristici, spolverati a ritroso attraverso i quali osserva l’altro da sé mettendo insieme il canto elegiaco e la necessità di non chiudere gli occhi su quanto ci sta intorno. Anticipiamo il giudizio che Carlo Di Lieto nella postfazione sintetizza così: “Fughe dell’Io e ‘tracce mnestiche’ nella poesia neo-crepuscolare di Fabio Dainotti”: si avvicendano memoria involontaria e immagini evocative e fra esse emergono vuoti esistenziali e sofferenze del passato; la realtà viene interiorizzata in una sorta di interlocutrice, troviamo rimandi, sogni e impulsi libidici. A noi spetta la verifica e l’osservazione della cadenza ritmica. Nel primo componimento e nell’ultimo, in un dialogo con una interlocutrice, il Dainotti menziona il proprio nome, Fabio. Assiste ad un approccio erotico per strada di Charlie francese; e in una poesia successiva, registra una tentazione su una corriera: “Il ragazzino stringe, tra le sue, / le gambe della bella sconosciuta. / La donna dorme. Finge?” (p. 24); viene da ricordare a chissà quante volte i giovani in erba, e non solo, vengono tentati dalle circostanze, a parte i malintenzionati. Sembra di avere una visione ripresa dall’alto o con distacco, un po’ sconquassata di personaggi assortiti. Così vediamo Milano con “Le signore che sfilavano eleganti / con ombrellini al braccio.” (p. 29); assistiamo ad un incidente stradale di giovani “strafatti”; osserviamo carezze al corpo “prima e dopo l’amore” di una donna “come una creatura di Allan Poe” (p. 34). Il movimento è scandito da incontri erotici occasionali: l’addio a Elvira in un ristorante di Caserta, a Max, a Claudio; amori senza sentimento, donne oggetto come Agostina. Le ultime poesie sono marcatamente di impegno sociale, senza la minima enfasi, ma succose e toccanti, nonostante vadano “controcorrente”. Così assistiamo al pianto superfluo di una madre che non dispone di “un abito da sera”, che mi richiama alla memoria quella madre che pensava ai suoi profumi senza curarsi di un balocco per la propria bimba. Crediamo alla fede su Padre Pio che esaudisce il desiderio di una madre bresciana di ritrovare il figlio scomparso nelle acque; vediamo disperati delle tra-versate sui barconi che “alzavano al cielo / le braccia che reggevano i bambini / per dare loro ancora un attimo di vita” (p. 49, nelle tavole di Beltrame) cui ci riportano le cronache quotidiane. Fabio Dainotti frequentemente, così mi sembra, fa riferimento all’acqua, elemento vitale, nella duplice valenza di vita (liquido amniotico) e di morte (i barconi dei migranti). La vita è come un fiume, nella sua corsa tra-volge tutto e il nostro ha voluto nuotare controcorrente.

Marina Caracciolo

23/11/2020

La poesia di Fabio Dainotti non è solita abbandonarsi al flusso nostalgico del ricordo, e nemmeno ama troppo concedersi al lirico rapimento del sogno, alla romantica pittura di paesaggio o alla riflessione meditativa. L’autore di queste Poesie controcorrente, ha sempre prediletto rapidi schizzi che paiono abilmente tratteggiati ad inchiostro di china. È come una serie eterogenea di istantanee, così nitide e precise, però, da cogliere in un attimo e fissare sulla carta diverse tranches de vie, con tante figure e figurine (come recita il titolo di una delle sei brevi sezioni) che formano un mosaico le cui tessere – pur raggiungendo alla fine una sorta di autonoma compiutezza – il poeta non ritiene indispensabile riordinare in una conseguente successione temporale o inquadrare in una cornice che possa dare loro un’armoniosa unitarietà: quasi, si direbbe, volendo sottintendere che lo spontaneo svolgersi ed evolversi  dell’esistenza non può essere costretto in un sistema monolitico quanto  fittizio, poiché sempre è destinato ad infrangersi e a disperdersi in una  spettacolare molteplicità di particolari. Dainotti è un poeta che rappresenta magistralmente il disincanto con cui l’uomo maturo guarda alla sua giovinezza, agli eventi, alle cose, alle persone del suo vissuto; alle esperienze importanti e durature come pure a quelle effimere, dissolte nel volgere di un’ora, di un momento, di una stagione.  Sono, queste poesie, simili a cartoline in bianco e nero di un album sfogliato con un sorriso ironico, sornione, in qualche caso persino vagamente cinico. Sono guardate col distacco del saggio che, mentre nota e ricorda, dice: ho compreso, quindi ora so; e intanto lascia ad un altro osservatore (chi legge i suoi versi, ovviamente) il gusto di riflettere e di interpretare, di scovare fra le righe il non detto, ’alluso, il sottinteso; tentando magari di scoprire anche quanto ci sia del poeta nella realtà che appresenta, oppure quanto i personaggi e le figurine – che egli ricrea mentre le rammenta – siano o no in parte ‘controfigure’ di lui stesso. Non ci sono qui languori o rimpianti o struggenti abbandoni. Anche gli amori di cui si fa cenno sono deliziosi quanto fuggevoli: modellini di signore contemplate mentre sfilano eleganti con ombrellini al braccio, oppure donne dall’aria vissuta che intriga, corteggiate al tavolino di un caffè, desiderate sulla sabbia assolata di una spiaggia o nella chambre separee di un albergo. Ma tutto è vita, tutto ha un senso e un suo valore irripetibile. Sono episodi fra loro separati, che hanno tuttavia “fatto la storia”: un’incredibile giostra di vicende talora illuminate e osservate da una stella variabile, che è tale, a sua volta, perché rispecchia la mutevolezza dell’esistenza, l’umana volubilità.  Paolo Ruffilli, nella conclusione della sua prefazione, afferma che la poesia di Dainotti «si può definire una sorta di cronaca dirottata, giunta alla sistemazione delle immagini dopo essere passata al vaglio di una ragione che intende per lo meno tentarne una decifrazione per guardare in faccia la realtà senza paure, nelle vicende quotidiane, nelle relazioni interpersonali, nell’amore, nei dubbi e nei punti morti della vita». E questo voluto andare  controcorrente comporta quindi «una disposizione positiva e  decisamente anticonvenzionale, – scrive ancora Ruffilli – nella convinzione che la poesia, dicendo il meno possibile è in grado di leggere sorprendentemente nelle pieghe del silenzio». Miserie, tradimenti, fughe, gelosie, ex amanti perduti e ritrovati, persino i famosi fidanzatini di Peynet ci sfilano davanti agli occhi come parte di un’elaborata fantasmagoria, di una Festa galante (c’è l’ombra di Verlaine?…) svagata e voluttuosa, dove tuttavia nessun costume, nessuna maschera riesce a nascondere del tutto uno sguardo intimamente rassegnato e malinconico: «Il bocchino, i capelli impomatati; / lusinghiere parole. / Un decollete di donna, / morbida nel guardare, lenta nel dire. // Una musica triste al pianoforte. / Indistinta, nel fumo dei liquori, / la voluttà di perdersi e trovarsi.»

Marina Caracciolo

Antonio Spagnuolo

05/10/2020

Antonio Donadio

27/09/2020

Alessandro Carandente

28/09/2020