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    Apparentemente è la storia di una piccola gatta, delle sue scoperte e dei suoi incontri, di minime avventure tra il giardino e il prato, su un ramo d’albero o sopra una ringhiera. Apparentemente. In realtà questo lavoro non è lontano dall’essere un breve romanzo di formazione, c’è la piccola o grande fatica di crescere, c’è il confronto con l’altro, c’è la felicità della scoperta, ci sono le paure e le consolazioni. Tutto in pochissime parole che supportano le belle fotografie di Fabio. Fotografie che ci dicono molto di Nocciolina, ma anche di Fabio stesso: della sua felicità della scoperta. Ed è forse questo il segreto di ciò che si definisce appunto un felice risultato.

    Guido Quarzo


    Nocciolina by: Fabio Grimaldi 14,00 13,30

    Apparentemente è la storia di una piccola gatta, delle sue scoperte e dei suoi incontri, di minime avventure tra il giardino e il prato, su un ramo d’albero o sopra una ringhiera. Apparentemente.

    In realtà questo lavoro non è lontano dall’essere un breve romanzo di formazione, c’è la piccola o grande fatica di crescere, c’è il confronto con l’altro, c’è la felicità della scoperta, ci sono le paure e le consolazioni. Tutto in pochissime parole che supportano le belle fotografie di Fabio. Fotografie che ci dicono molto di Nocciolina, ma anche di Fabio stesso: della sua felicità della scoperta. Ed è forse questo il segreto di ciò che si definisce appunto un felice risultato.

    Guido Quarzo

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    CENTENARIO DEL MILITE IGNOTO 1921-2021

    Basta una semplice domanda, di quelle che solo i bimbi sanno porre strappandoti un sorriso, «Nonna, tu sei mai stata una bambina? Anche tu avevi una nonna?», per catapultarti oltre il sottile confine dei ricordi. Ed ecco comparire una macchina da cucire a pedale, una vecchia scatola di latta e un sasso a forma di cuore, che ha attraversato un secolo per giungere nelle mani del lettore e narrare, attraverso la voce di un misterioso testimone, undici storie. Undici campi di battaglia, undici militi tra i quali è stato scelto colui che sarebbe divenuto per sempre il Milite Ignoto.  Le vicende ricostruite con rigore storico conducono il lettore nel cuore del grande evento che fu la scelta, il viaggio e la tumulazione del Milite Ignoto.


    Il treno dell’ignoto. Il viaggio del milite ignoto by: Paola Zambelli 14,00 13,30

    CENTENARIO DEL MILITE IGNOTO 1921-2021

    Basta una semplice domanda, di quelle che solo i bimbi sanno porre strappandoti un sorriso, «Nonna, tu sei mai stata una bambina? Anche tu avevi una nonna?», per catapultarti oltre il sottile confine dei ricordi. Ed ecco comparire una macchina da cucire a pedale, una vecchia scatola di latta e un sasso a forma di cuore, che ha attraversato un secolo per giungere nelle mani del lettore e narrare, attraverso la voce di un misterioso testimone, undici storie. Undici campi di battaglia, undici militi tra i quali è stato scelto colui che sarebbe divenuto per sempre il Milite Ignoto.  Le vicende ricostruite con rigore storico conducono il lettore nel cuore del grande evento che fu la scelta, il viaggio e la tumulazione del Milite Ignoto.

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    Emulo originale di Rimbaud ed esemplare incarnazione del “poeta maledetto” è oggi, nella sua esperienza che intreccia vita e letteratura, Lorenzo Bonadè, con il suo linguaggio visionario. Anche per Bonadè il poeta infatti deve farsi veggente ed esplorare l’ignoto, accettando di abbandonarsi al disordine dei sensi in uno stile di vita provocatorio, pericoloso, asociale o autodistruttivo che contempla gli eccessi, perché sondare il mistero dal “cantone dei peggiori ladri, farabutti e covo d’ogni vizio” richiede forme nuove e una lingua che riesca a pronunciarle. Sotto la realtà apparente, quella percepibile con i sensi, ce n’è un’altra più profonda, a cui si può giungere solo per mezzo di quell’istinto che si affida all’intuizione. Bisogna insomma penetrare nelle oscure profondità dell’animo umano e affrontare in un corpo a corpo i desideri e i nodi dell’inconscio. Bonadè, nei testi di Domus Dei-La Cattedrale, entra in queste realtà attraverso quell’intuizione che gli è propria e congeniale, e per i contenuti della sua prosa poetica elabora un linguaggio alogico, che permette di portare alla luce le corrispondenze e i misteriosi legami esistenti tra le cose e di comunicare le molteplici emozioni che il poeta avverte come simultanee. Ribelle e rivoluzionario nei confronti della società, si trova precipitato a misurarsi con l’inferno, dichiarando la propria volontà di evasione dalla realtà, tentando la ricerca dei segreti che possano cambiare la vita e inventando un nuovo linguaggio tutto suo, con il quale rappresentare un mondo diverso e modificare la realtà mediante il linguaggio. Anche se gli resta il dubbio, drammaticamente espresso, che si possa uscire davvero dalle paludi mefitiche della nostra società.

    Dalla prefazione di Paolo Ruffilli

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    Domus Dei by: Lorenzo Bonadé 9,00 8,55
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    Venezia Giulia non esiste più. Tra Alpe e Mare era formata da sei provincie: Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Zara. Due tremende guerre mondiali e un insieme di guerre civili hanno frantumato legami antichi di lingue e culture miste, fino a ingoiare nella storia, come oscure voragini carsiche, la metà di questo territorio. Il 10 febbraio 1947, con il Trattato di pace imposto dalle grandi potenze alleate, Francia, Inghilterra, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica hanno umiliato questa parte d’Italia, la sua intelligenza e il suo lavoro, costringendo all’esodo oltre trecentomila cittadini, prevalentemente di lingua italiana, disperdendoli in una diaspora per tutta la penisola, nell’emigrazione al di là dell’Oceano Atlantico, in Australia e in varie parti dell’Europa.

    Resta la memoria, dei vivi e dei morti. Da oltre settant’anni attendono che l’ideale che fu dei Tommaseo, dei Gioberti, dei Mazzini e di ogni europeista si ricomponga e l’unità nella diversità si apra al multiculturalismo, e la pace del pluralismo si affermi in tutta la sua aspirazione a uno scambio di nuova civiltà.


    Terre Perse. L’amputazione della Venezia Giulia dall’8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947 by: Ulderico Bernardi 15,00 14,25

    Venezia Giulia non esiste più. Tra Alpe e Mare era formata da sei provincie: Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Zara. Due tremende guerre mondiali e un insieme di guerre civili hanno frantumato legami antichi di lingue e culture miste, fino a ingoiare nella storia, come oscure voragini carsiche, la metà di questo territorio. Il 10 febbraio 1947, con il Trattato di pace imposto dalle grandi potenze alleate, Francia, Inghilterra, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica hanno umiliato questa parte d’Italia, la sua intelligenza e il suo lavoro, costringendo all’esodo oltre trecentomila cittadini, prevalentemente di lingua italiana, disperdendoli in una diaspora per tutta la penisola, nell’emigrazione al di là dell’Oceano Atlantico, in Australia e in varie parti dell’Europa.

    Resta la memoria, dei vivi e dei morti. Da oltre settant’anni attendono che l’ideale che fu dei Tommaseo, dei Gioberti, dei Mazzini e di ogni europeista si ricomponga e l’unità nella diversità si apra al multiculturalismo, e la pace del pluralismo si affermi in tutta la sua aspirazione a uno scambio di nuova civiltà.

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    Ogni verso è intriso profondamente di vita pensata, esaminata nella sua inevitabile incertezza ed elaborata con la fredda conclusione della relatività del nostro esistere. La scrittura consegna valore alle parole e, mentre si scorrono pagine di una poesia che sorprende per la sua capacità di mutare nel linguaggio e nel ritmo, ci ritroviamo perfettamente a nostro agio dentro alla sapiente plasticità della composizione. Sentimento e razionalità si accoppiano e si sovrappongono in una fruttuosa e positiva ambivalenza e, procedendo nella lettura, sempre più prende forma il significato e la congruenza del titolo “In trasloco”. Tras-loco, ovvero locarsi altrove, perdere un luogo per trovarne un altro, questo comporta inevitabilmente il bisogno di elaborare una perdita, che forse è proprio la nostra stessa identità, costruita su tutto ciò che ha rappresentato finora un riferimento, ovvero la nostra bussola dell’esistenza. Significa rinunciare alla vita precedente e aprire un nuovo capitolo, di lunghezza e qualità dubbia.


    In Trasloco by: Luigi Crivellaro 10,00 9,50

    Ogni verso è intriso profondamente di vita pensata, esaminata nella sua inevitabile incertezza ed elaborata con la fredda conclusione della relatività del nostro esistere. La scrittura consegna valore alle parole e, mentre si scorrono pagine di una poesia che sorprende per la sua capacità di mutare nel linguaggio e nel ritmo, ci ritroviamo perfettamente a nostro agio dentro alla sapiente plasticità della composizione. Sentimento e razionalità si accoppiano e si sovrappongono in una fruttuosa e positiva ambivalenza e, procedendo nella lettura, sempre più prende forma il significato e la congruenza del titolo “In trasloco”. Tras-loco, ovvero locarsi altrove, perdere un luogo per trovarne un altro, questo comporta inevitabilmente il bisogno di elaborare una perdita, che forse è proprio la nostra stessa identità, costruita su tutto ciò che ha rappresentato finora un riferimento, ovvero la nostra bussola dell’esistenza. Significa rinunciare alla vita precedente e aprire un nuovo capitolo, di lunghezza e qualità dubbia.

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    Laura Pierdicchi si ripresenta all’attenzione dei lettori con una raccolta densa e articolata che riunisce i versi degli ultimi anni, doppiando le esperienze consegnate ai libri precedenti, in una nuova autonomia delle immagini e delle atmosfere, e raggiungendo qui una più rarefatta tecnica giocata sugli enigmi e sulle allusioni per attraversare il silenzio e farci entrare nel “Portale” del mistero. Il titolo del libro è riconducibile allo sforzo di penetrare le maglie di quel reticolato che circonda e avvolge la realtà, nel tentativo di far luce sui nodi irrisolti di un mondo desiderato e perduto che sembra non appartenerci pur facendone parte. Il presente e il passato, le scoperte e le perdite, gli eventi e i ricordi, l’amore e la sofferenza, tutto rientra in una condizione esistenziale che è coscienza di ciò che irreparabilmente è stato ma che pure va decodificato attraverso le parole capaci di ridarcene l’essenza, miracolosa sostanza di vita oltre il dolore.


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    Il Portale by: Laura Pierdicchi 10,00 9,50
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    In questo Dopo la marea dei giorni, che raccoglie i versi degli ultimi anni, mossa da stimoli etici tuttavia mai prevalenti sull’ispirazione, la poesia di Maria Luigia Chiosi aggiorna i suoi intenti percorrendo con sicura espressione tracciati che tendono ad evidenziare l’aggressività del linguaggio nella definizione e strutturazione dei drammi e dei dolori privati e comuni del nostro tempo. A partire dal fondamento del “Nascere/morire” che è  “Alfa e Omega  / legge sovrana della vita”, si svolge il lungo percorso di questo libro alla ricerca di se stessi, con l’obiettivo di spiegarsi le ragioni dello stare al mondo e le opportunità e le circostanze che il mondo offre nel bene e nel male. Una poesia volta ad opporre il segno insieme della ragione e del sentimento non solo e non tanto alla irriducibilità delle azioni compiute e del tempo che è trascorso, ma alla potenziale reversibilità della vita attraverso l’esercizio della memoria e delle facoltà raziocinanti.

    dalla Prefazione di Paolo Ruffilli


    Dopo la marea dei giorni by: Maria Luigi Chiosi 12,00 11,40

    In questo Dopo la marea dei giorni, che raccoglie i versi degli ultimi anni, mossa da stimoli etici tuttavia mai prevalenti sull’ispirazione, la poesia di Maria Luigia Chiosi aggiorna i suoi intenti percorrendo con sicura espressione tracciati che tendono ad evidenziare l’aggressività del linguaggio nella definizione e strutturazione dei drammi e dei dolori privati e comuni del nostro tempo. A partire dal fondamento del “Nascere/morire” che è  “Alfa e Omega  / legge sovrana della vita”, si svolge il lungo percorso di questo libro alla ricerca di se stessi, con l’obiettivo di spiegarsi le ragioni dello stare al mondo e le opportunità e le circostanze che il mondo offre nel bene e nel male. Una poesia volta ad opporre il segno insieme della ragione e del sentimento non solo e non tanto alla irriducibilità delle azioni compiute e del tempo che è trascorso, ma alla potenziale reversibilità della vita attraverso l’esercizio della memoria e delle facoltà raziocinanti.

    dalla Prefazione di Paolo Ruffilli

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    Quando perdiamo una persona, piangiamo per lei che se ne è andata, ma anche per noi che siamo rimasti senza. Il dolore è intenso, proprio perché viviamo senza. Infatti la morte di un altro non riguarda più l’altro, ma noi. E a noi che restiamo la morte toglie una parte di vita: non abbiamo più futuro con la persona che è andata via. Inoltre, la perdita ci rimette in gioco, porta alla luce rapporti irrisolti con la persona che abbiamo perso. E, nello stesso tempo, porta ricordi intensissimi carichi di quella mancanza della persona amata che dà sì la sofferenza ma anche la dolcezza della memoria, con i suoi colori (una notte stellata, un cielo nuvoloso o la luce piena del sole) e i suoi profumi (l’odore del mare o di un fiore reciso), oltre che l’inquietudine di una sorpresa: “Spesso ti sento / come un’onda d’aria”. Ma anche la rincuorante prospettiva: “il futuro è restare / insieme a te a sognare”. Ecco la situazione in cui si muove la raccolta intensa, delicata eppure potente, “Una vita diversa” di Gianfranco Jacobellis, dominata dalla figura della moglie scomparsa e risolta “in uno spazio / virtuale e sconosciuto”, nel quale con la chiave lirica e riflessiva tipica della sua maturità l’autore ci conduce a sondare gli enigmi e il mistero della vita e a cercare un percorso dentro il labirinto.

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    Una vita diversa by: Gianfranco Jacobellis 10,00 9,50

    Quando perdiamo una persona, piangiamo per lei che se ne è andata, ma anche per noi che siamo rimasti senza. Il dolore è intenso, proprio perché viviamo senza. Infatti la morte di un altro non riguarda più l’altro, ma noi. E a noi che restiamo la morte toglie una parte di vita: non abbiamo più futuro con la persona che è andata via. Inoltre, la perdita ci rimette in gioco, porta alla luce rapporti irrisolti con la persona che abbiamo perso. E, nello stesso tempo, porta ricordi intensissimi carichi di quella mancanza della persona amata che dà sì la sofferenza ma anche la dolcezza della memoria, con i suoi colori (una notte stellata, un cielo nuvoloso o la luce piena del sole) e i suoi profumi (l’odore del mare o di un fiore reciso), oltre che l’inquietudine di una sorpresa: “Spesso ti sento / come un’onda d’aria”. Ma anche la rincuorante prospettiva: “il futuro è restare / insieme a te a sognare”. Ecco la situazione in cui si muove la raccolta intensa, delicata eppure potente, “Una vita diversa” di Gianfranco Jacobellis, dominata dalla figura della moglie scomparsa e risolta “in uno spazio / virtuale e sconosciuto”, nel quale con la chiave lirica e riflessiva tipica della sua maturità l’autore ci conduce a sondare gli enigmi e il mistero della vita e a cercare un percorso dentro il labirinto.

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    Così Venezia nei secoli ha affrontato le pestilenze e le epidemie. La Serenissima è stata la prima potenza a creare una magistratura per la Sanità e a inventare i Lazzaretti. Come la Repubblica ha fronteggiato la peste, muovendosi tra ragion di stato e realtà drammatica. I medici, le ricette, le medicine, i santi e i “picegamorti”, la superstizione, la fede, le chiese votive, le grandi processioni, le tradizioni che restano dopo 500 anni. Tra passato e presente, le paure di ieri e quelle di oggi.

    Il titolo è disponibile anche in formato ebook da www.torrossa.com
    http://digital.casalini.it/9788885460591

     


    La Serenissima e le epidemie by: Edoardo Pittalis 12,00 11,40

    Così Venezia nei secoli ha affrontato le pestilenze e le epidemie. La Serenissima è stata la prima potenza a creare una magistratura per la Sanità e a inventare i Lazzaretti. Come la Repubblica ha fronteggiato la peste, muovendosi tra ragion di stato e realtà drammatica. I medici, le ricette, le medicine, i santi e i “picegamorti”, la superstizione, la fede, le chiese votive, le grandi processioni, le tradizioni che restano dopo 500 anni. Tra passato e presente, le paure di ieri e quelle di oggi.

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    Nel giugno 1918, l’estremo tentativo austroungarico di porre fine alla guerra, o almeno di raggiungere una posizione di forza tale da costringere l’Italia – ed indirettamente i suoi alleati – ad una pace separata, si infranse contro la resistenza italiana: le ultime energie dell’impero asburgico vennero gettate inutilmente in un attacco esteso su tutto il fronte, e ovunque fallimentare. Sul Montello, tuttavia, lo sviluppo della battaglia fu differente che nel resto del fronte.  Chiedersi, a un secolo di distanza, se quella battaglia dovesse o meno essere combattuta, o quali sarebbero state le conseguenze di una vittoria austroungarica sul Montello, è domanda oziosa, ma si può cercare di capire perché quello scontro avvenne e come si svolse, e perché si concluse in quel modo e come influenzò gli avvenimenti successivi. È quanto ricostruisce questo libro, anche dando voce ad alcuni dei protagonisti e prendendo le fila dallo scoppio della guerra “europea” sino a giungere al particolare della battaglia del solstizio sul Montello.

    Il titolo è disponibile anche in formato ebook da www.torrossa.com
    http://digital.casalini.it/9788885460362


    La battaglia del Solstizio. 15/23 giugno 1918 a Nervesa e sul Montello by: Vidale Denis 18,00 15,30

    Nel giugno 1918, l’estremo tentativo austroungarico di porre fine alla guerra, o almeno di raggiungere una posizione di forza tale da costringere l’Italia – ed indirettamente i suoi alleati – ad una pace separata, si infranse contro la resistenza italiana: le ultime energie dell’impero asburgico vennero gettate inutilmente in un attacco esteso su tutto il fronte, e ovunque fallimentare. Sul Montello, tuttavia, lo sviluppo della battaglia fu differente che nel resto del fronte.  Chiedersi, a un secolo di distanza, se quella battaglia dovesse o meno essere combattuta, o quali sarebbero state le conseguenze di una vittoria austroungarica sul Montello, è domanda oziosa, ma si può cercare di capire perché quello scontro avvenne e come si svolse, e perché si concluse in quel modo e come influenzò gli avvenimenti successivi. È quanto ricostruisce questo libro, anche dando voce ad alcuni dei protagonisti e prendendo le fila dallo scoppio della guerra “europea” sino a giungere al particolare della battaglia del solstizio sul Montello.

    Il titolo è disponibile anche in formato ebook da www.torrossa.com
    http://digital.casalini.it/9788885460362

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    Il sogno di Mallarme’ era costruire un grande Libro, in cui le opere migliori avrebbero preso posto, per esempio Azzurro e Il pomeriggio di un fauno, qui pubblicate. Ma non era che un sogno irrealizzato e probabilmente irrealizzabile. Abbiamo scelto nella sua produzione i testi più interessanti, meritevoli di vedere la luce in volume, insieme.  Ma prima ancora Mallarme’ aveva coltivato fin da bambino il sogno di scrivere e infatti dichiara di averlo realizzato. Mallarme’ non è ostico come si dice, piuttosto è complesso.  Una particolarità è stata quella di tentare di scrivere poesia senza punteggiatura. Qui c’è qualche esempio.

    Il titolo è disponibile  in formato ebook da www.torrossa.com
    http://digital.casalini.it/9788885460577


    Il pomeriggio di un fauno e altre poesie by: Stéphane Mallarmé 12,00 11,40

    Il sogno di Mallarme’ era costruire un grande Libro, in cui le opere migliori avrebbero preso posto, per esempio Azzurro e Il pomeriggio di un fauno, qui pubblicate. Ma non era che un sogno irrealizzato e probabilmente irrealizzabile. Abbiamo scelto nella sua produzione i testi più interessanti, meritevoli di vedere la luce in volume, insieme.  Ma prima ancora Mallarme’ aveva coltivato fin da bambino il sogno di scrivere e infatti dichiara di averlo realizzato. Mallarme’ non è ostico come si dice, piuttosto è complesso.  Una particolarità è stata quella di tentare di scrivere poesia senza punteggiatura. Qui c’è qualche esempio.

    l titolo è disponibile anche in formato ebook da www.torrossa.com
    http://digital.casalini.it/9788885460577

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    “Senhal”, nella poesia provenzale, era il nome fittizio dietro il quale si usava celare la donna cui era rivolto l’omaggio del poeta, qui ripreso a marcare l’ampia delicata scelta di raffronti, comparazioni, riferimenti alla persona amata fonte di tanta ispirazione. E Sato ancora e sempre mantiene fede, in un’epoca in cui è facilissimo perderla, a quei fondamentali canoni eterni di poesia che si chiamano chiarezza di linguaggio, calda partecipazione umana, profonda specularità delle cose della vita e del mondo, magia dei simboli, colore, ritmo e fantasia. Tutti elementi che ne caratterizzano la raffinata sensibilità.


    Senhal e la rosa by: Giovanni Sato 14,00 13,30

    “Senhal”, nella poesia provenzale, era il nome fittizio dietro il quale si usava celare la donna cui era rivolto l’omaggio del poeta, qui ripreso a marcare l’ampia delicata scelta di raffronti, comparazioni, riferimenti alla persona amata fonte di tanta ispirazione. E Sato ancora e sempre mantiene fede, in un’epoca in cui è facilissimo perderla, a quei fondamentali canoni eterni di poesia che si chiamano chiarezza di linguaggio, calda partecipazione umana, profonda specularità delle cose della vita e del mondo, magia dei simboli, colore, ritmo e fantasia. Tutti elementi che ne caratterizzano la raffinata sensibilità.