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Quanto abbiamo bisogno delle favole?
On 17 marzo 2016 | 0 Comments

Oggi c’è lo spazio per una breve riflessione…Dalla prossima settimana tornano le interviste ai nostri autori!!

Dalì

Salvador Dalì – Apparizione di un volto e di una fruttiera su una spiaggia

 

 

 

Quanto abbiamo bisogno delle favole?

Questa è una domanda che pongo a tutti voi, perché effettivamente me lo sto domandando molto spesso, di recente. Mi sono resa conto che cerchiamo un’evasione quotidiana, il tempo della lettura di un libro o della visione di un telefilm: magari si tratta di riletture in chiave moderna, magari si tratta semplicemente della ricerca del mistero e della magia, ma ormai ci siamo appassionati a tutto ciò, anzi, lo cerchiamo.

Evasione dalla realtà? O semplicemente desiderio di rileggerla in chiave positiva? Personalmente, mi ritrovo spesso a fantasticare su mondi immaginari, irreali, anche solo per il gusto di pensare a qualcosa di diverso dalla nostra routine. Eppure, ci si deve rendere conto che anche le realtà che costruiamo si basano su ciò che noi conosciamo, quindi il nostro vissuto, il nostro quotidiano: proprio per tale ragione, credo che la magia, la fantascienza, le favole siano una nostra necessità di ripensare al nostro mondo, idealmente riletto in chiave originale. Questo vale anche per  i telefilm che sono incentrati su personaggi straordinari, vampiri, maghi, o sulle favole più famose, come “C’era una volta”: non nascondo di essere affascinata da come i creatori siano riusciti a collegare insieme tutte le storie più famose della nostra infanzia. Questo lascia aperta l’idea di un vero e proprio universo parallelo, nato specularmente a quello della nostra realtà, nel quale tutto sia possibile e tutto dipenda non tanto dai poteri con cui si è nati, ma dall’uso che se ne fa, dalle intenzioni e dalla bontà d’animo.

Insomma, i nostri eroi sono forgiati sul modello dell’uomo, nell’ideale di una moralità più alta che vorremmo raggiungere e che non sempre però riusciamo ad avere:  la magia, le favole rappresentano quello che gli dei greci rappresentavano per quella straordinaria civiltà classica nelle tragedie e nei loro componimenti poetici.

Perché in questi anni questi mondi sono divenuti sempre più importanti e solidi? Forse perché c’è una maggior presa di coscienza del “sonno della ragione”? O perché effettivamente la situazione contemporanea non è molto promettente e i modelli sociali sono inariditi? Eppure, c’è sempre qualche eroe, qualche essere umano che ci colpisce per la tenacia, per le sue buone azioni, per il coraggio, pur non avendo poteri paranormali…

Concludo la riflessione con una citazione da Piero Angela: “L’immaginazione è la qualità più tipicamente umana, quella che consente di creare, inventare, capire. È la qualità che consente all’uomo di trovare un margine di libertà, di sfuggire, in parte, alla sua condizione di marionetta mossa dai fili genetici e ambientali […]”.

 

Buon giovedì a tutti!!

 

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