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L’arte per i bambini con “Il postino volante” di Damiano Bellino
On 25 febbraio 2016 | 0 Comments

In anteprima assoluta, parliamo con Damiano Bellino, l’autore de “Il postino volante”, un libro per bambini dedicato alla storia dell’arte.

Ecco alcune domande e dei disegni inediti gentilmente concessi per la pubblicazione.

 

1)Può parlarmi della sua carriera e del suo “incontro” con il mondo della scrittura e poi, in particolare, con quello dei libri per bambini?

La mia “carriera” inizia da bambino, il primo incontro non fu però con il mondo della scrittura, ma con quello del disegno e dei colori. Così come capita a tutti i bambini, anch’io ho iniziato a disegnare da piccolissimo. Avevo due anni quando disegnai una foglia autunnale che mia nonna ha custodito gelosamente nella sua agenda per anni.
E’ un aneddoto che mi piace raccontare spesso, perché sono convinto che da qui sia partito tutto. Quella foglia disegnata con due pennarelli marroni su un piccolo foglietto, non erano altro che tre cerchi accostati uno accanto all’altro e mal colorati con tre scarabocchi. Lo ricordo come fosse ieri. E ricordo bene l’entusiasmo che si creò attorno al tavolo della cucina quando mostrai il mio disegno. Rimasi incredulo anch’io, come loro, nel vedere come un mio scarabocchio avesse potuto suscitare tanta contentezza negli occhi di mia mamma e degli zii, del nonno e della nonna. Era autunno sì, ora non so se le foglie fuori dalla finestra mi avessero particolarmente ispirato oppure no, ma tutti videro in quello scarabocchio una foglia autunnale.

Da quel momento disegnare divenne per me uno dei modi per sentire l’affetto e il sostegno profondo della mia famiglia. Una cosa importantissima per un bambino.
L’incontro con la scrittura avvenne successivamente e in maniera naturale, dato che mio
zio scriveva romanzi e mio papà scriveva poesie e sceneggiature per il cabaret. Nella stanza dello zio, poi, c’erano libri ovunque, perfino sul pavimento, e io mi sentivo come
un avventuriero alla ricerca di tesori preziosi.
Ovviamente a quell’età non conoscevo lontanamente l’importanza della letteratura per
l’infanzia. Questa la scoprii molti anni dopo, all’Università.

2) Lei però si sente più illustratore che scrittore?

Senz’altro ho studiato di più da illustratore che da scrittore, ma dire quale delle due
discipline mi piace di più proprio non saprei. In realtà mi sento molto più vicino alla figura
del Cantastorie che a quella dello scrittore o dell’illustratore.
Da sempre sono affascinato da questo narratore errante che viaggia il mondo in
compagnia della sua chitarra. E’ un mestiere antico, bello perché utilizza più forme d’arte per un unico scopo: raccontare.
Si può inventare un racconto scrivendo un testo o disegnando una o più immagini o suonando una musica o cantando una canzone.
Quando creo una storia, ragiono sempre in queste 3 Dimensioni, è la cosa che mi viene più spontanea: scrittura, immagini e musica accompagnano tutti i miei progetti. C’è sempre una musica nella mia testa che fa da sottofondo mentre scrivo o disegno un nuovo racconto.

3) Ho guardato il suo blog, ho visto tutti i suoi bellissimi disegni ed ho anche scoperto che insegna. Può raccontarci un po’ i passi che l’hanno portata a capire chi voleva diventare?

Che io avessi delle potenzialità nel ramo artistico, come ho già detto, è stato abbastanza evidente sin dai primi anni. E appunto, nella mia famiglia, già si respirava aria di libri e fogli da disegno: anche mia nonna disegnava quasi tutti i giorni paesaggi su piccoli fogli che poi conservava. Sono cresciuto disegnando accanto a lei sul tavolo della cucina, mentre il resto della famiglia si concedeva il sonnellino pomeridiano.

Per farla breve, dopo le lodi quinquennali della maestra delle elementari, passai alle medie, dove soltanto (e per fortuna almeno lei!) la professoressa di educazione artistica s’accorse della mia bravura nel disegno. Terminai le scuole medie con la sufficienza tirata e con il consiglio rivolto a mia mamma di iscrivermi ad un istituto tecnico. Devo ringraziare mia mamma che non ha esitato un attimo ad iscrivermi al Liceo Artistico, dove ho trascorso cinque tra gli anni più belli della mia vita. Come a molti succede, anch’io andai in crisi dopo la maturità: Accademia di Belle Arti? Istituto di Grafica o Design? Facoltà di Architettura? Vita da Bohémien per le strade d’Europa?

Per coerenza, scelsi la Facoltà di Ingegneria Informatica, che abbandonai dopo una settimana esatta, realizzando poi che certe “sbandate” aiutano molto a capire che strada percorrere. Fortunatamente c’era la possibilità di iscriversi in ritardo ad un’altra facoltà, non a numero chiuso, per “salvare l’anno”, e così mi intrufolai alla Facoltà di Scienze della Formazione (dove, tra parentesi, c’erano molte ma molte più ragazze!).
Divenni un educatore professionale nell’ambito artistico-culturale e la mia fu, con un certo orgoglio personale, la prima tesi sul valore educativo delle illustrazioni nei libri di letteratura per l’infanzia. Grazie agli studi di pedagogia e didattica, sulle tecniche di formazione e sulle teorie dell’apprendimento, ho potuto integrare al meglio la mia passione per l’illustrazione, gettando così le basi per quello che sarebbe stato il mio futuro professionale.

Nel corso degli anni sono riuscito a costruire anche un personale metodo di insegnamento del disegno, che utilizzo in tutti i corsi che svolgo, e che a sentire gli allievi, sembra quasi che funzioni!

3) Com’è nata la collaborazione con Biblioteca dei Leoni?

La casa editrice “Biblioteca dei Leoni” mi era stata indicata da un amico musicista. Quello stesso anno, Biblioteca dei Leoni era presente con uno stand alla Fiera del Libro di Bologna. Ci siamo conosciuti li.

4) Ci può dire com’è nata l’idea de “Il postino volante”?

Quando avevo 19 anni abitavo assieme ai miei genitori in un appartamento al quinto piano. Era l’anno della maturità e io studiavo sul terrazzo da cui si vedeva mezza Padova, la mia città. Fu lì che nacque un personaggio molto simile al Postino, probabilmente perché in quel momento avrei voluto io fuggire sulle ali di un automobile d’epoca!

5) Di cosa parla la storia? E sarà un singolo libro o pensa di farne una serie?

Il Postino Volante è innanzitutto un avventuriero. Che poi sia anche un inarrestabile imbranato, per adesso possiamo tralasciarlo. Il Postino è un intrepido e inguaribile viaggiatore giramondo innamorato dell’avventura, un personaggio che nasce già con l’intento di diventare il protagonista di mille peripezie! “Il Postino Volante e i cinque impressionisti perduti” è dunque il primo episodio della serie di “strampalate missioni” che sarà chiamato a compiere. In questa prima puntata, che non è necessariamente la prima in ordine cronologico, il Postino assieme al suo fidato compagno di viaggio Koa, un koala aviatore e tuttofare, vengono incaricati dal museo d’Orsay di Parigi di recapitare cinque famosi dipinti di cinque pittori impressionisti al Nuovo Museo di Togoville in Togo.
E’ una missione delicatissima: si pensi solo al valore economico di quelle opere d’arte! Un incarico ufficiale messo nelle mani di un impacciato e un po’ maldestro portalettere, alla guida di un’alata automobile dei primi del ‘900!

5) Secondo lei l’arte può facilmente essere veicolata ai bambini?

Se c’è una cosa che ho imparato sin da subito lavorando con i bambini è la loro strabiliante capacità di apprendere. Ho potuto constatare questo nei laboratori di Illustrazione che faccio con i bambini del secondo ciclo delle scuole elementari, dove l’età va dai 7-8 fino ai 10 anni. In questa fascia d’età i bambini si sono sempre dimostrati reattivi e vivaci nell’apprendimento, palesando una fantasia ricca e ancora libera dagli schemi sociali.
Grazie a queste esperienze ho imparato quanto sia necessario comunicare con loro attraverso il loro principale canale di dialogo: il gioco. Perché i bambini imparano giocando, e questo è il loro mezzo per comunicare, comprendere e apprendere. “Il Postino Volante e i cinque impressionisti perduti” nasce proprio dall’idea di insegnare alcuni concetti della Pittura e della Storia dell’Arte ai bambini, attraverso questo eccezionale “canale di comunicazione”.
Il libro e in particolare la “parte didattica” del libro, nasce proprio dall’incontro con i bambini e da questi laboratori dove si discute, si raccontano storie il più delle volte strampalatissime e dove si disegna e si colora qualunque cosa: da ciò che ci è venuto in mente in quel momento, al busto del Bernini con una parrucca in testa e circondato da banane (avevamo soltanto quelle ma non potevamo rinunciare alla classica e accademica “natura morta” in un corso di disegno e illustrazione!).“Possiamo chiamarla una “Bananatura”, Grande Maestro?” chiese una bambina. Ovviamente risposi di sì.

6) Ci potrebbe inviare qualche schizzo o bozza in anteprima su “Il postino volante”? Magari qualcosa che non si vedrà sul libro…

Volentieri!

abcde

7) Ci sono stati dei ripensamenti o il progetto è nato come effettivamente l’aveva pensato?

Il progetto è il frutto di anni di ragionamenti. Nel tempo non ci sono stati veri e propri ripensamenti, più che altro si sono aggiunti via via dei “pezzi”: concetti, personaggi, situazioni che all’inizio non erano minimamente stati contemplati. Come Koa ad esempio, che è arrivato dopo. E come ho già avuto modo di dire, molte idee sono nate giocando assieme ai bambini.

8) Cosa le è piaciuto di più di questo progetto e qual è stata la maggior difficoltà nel realizzare questo libro?

In tutti i miei progetti, la difficoltà maggiore rimane sempre la fretta. L’editoria ha delle tempistiche da rispettare e spesso è necessario lavorare in velocità. Questo da un lato mi ha aiutato a velocizzare di molto il mio lavoro, dall’altro rimane sempre un elemento pericoloso perché far conciliare la velocità con la buona qualità di un prodotto è sempre difficile. Nella realizzazione di questo progetto comunque ho avuto la possibilità di “confezionare” un libro illustrato che potesse essere il più possibile vicino alle mie aspettative e questo grazie ad un editore che ha saputo fidarsi di me. Trovare un editore che si fidi quasi ciecamente del tuo modo di lavorare non è facile e sono felice di averlo trovato. Direi quindi che la cosa che mi è piaciuta di più è stata quella di aver avuto la possibilità di creare un libro come piaceva a me e di collaborare con una casa editrice che ha creduto fin da subito in questo progetto.

9) Può anche parlarci di alcuni suoi progetti del passato? Quali sono state le altre storie che ha raccontato ed illustrato? Che tipo di tecnica usa per i disegni?

Da autore di testo e immagini ho pubblicato altri due progetti miei. Uno si intitola “Anything” pubblicato a Taiwan da Grimm Press Publishing che racconta di una signora anziana che un giorno acquista al mercato un merlo indiano e gli insegna a parlare. E’ un racconto che ha un lato poetico, una storia di tutt’altro genere rispetto al Postino, anche se la tecnica pittorica che ho usato è la stessa: grafite e colorazione digitale.
L’altro invece, sempre di taglio umoristico, è “Il Peperoncinaio Magico”, pubblicato in Italia nel 2011 e di cui ora ho ripreso i diritti. Il mio intento è quello di dare al Peperoncinaio una veste nuova, per realizzare una nuova pubblicazione, più raffinata diciamo. La tecnica che ho usato per questo libro è quella delle penne a sfera colorate.
Non le penne a gel! Penne biro! Mi diverto sempre quando ne parlo: avete presente la penna Carioca, quella con dieci colori…ecco, le illustrazioni del Peperoncinaio le ho fatte così!

 

Grazie mille a Damiano Bellino!!

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