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Immersione nel “Notturno” di Maria Antonia Maso Borso
On 11 febbraio 2016 | 0 Comments

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Con l’avvicinarsi di San Valentino, mi è sembrato pertinente soffermarmi su una serie di versi che cantano la pienezza dei sentimenti.

In particolare, propongo alcuni componimenti di Maria Antonia Maso Borso, nata a Milano nel 1936 da genitori veneti e tornata a risiedere a Treviso dal 1961. Ha avuto varie segnalazioni e molteplici riconoscimenti in vari concorsi ed ha pubblicato numerose raccolte di poesie, tra le quali si segnala “Notturno” (Biblioteca dei Leoni, 2015).

 

Paolo Ruffilli, nel presentare la raccolta, scrive: ” Si stabilisce ogni volta una relazione tra la complessità dello stato sentimentale interiore e la costruzione del testo secondo un ricco impiego di mezzi stilistici, con un dichiarato riferimento alle modalità di tutta la precedente produzione. A dominare la poesia di Maria Antonia Maso Borso è l’immaginazione piena di colori, di metafore e di simboli, di armonie. Con uno stile personalissimo e un passo metrico che batte qui quasi il ritmo del tango”.

Importantissima la nota dell’autrice al testo:

“Considero il ‘Notturno’ un omaggio alla verità dell’emozione, del sentimento e del sogno ed auguro al lettore di coglierne questo significato, al di sopra delle categorie del tempo computabile e del giudizio precostituito. La verità, a mio avviso, è sempre chiave che introduce alla libertà autentica, sia come serenità di visione delle vicende umane nella loro diversità e alternanza, sia come fede-speranza di conoscere un giorno la perfezione del mistero di Dio nella vita che ci è donata ed oltre la vita stessa”

Ed ora, ecco alcune poesie…Buon San Valentino!!

 

Non voglio più dire “io”,
ora, sospesa tra lampi di passato,
la zolla insicura del presente
e il futuro profondo.
Nasce da questa cosciente debolezza
la forza del tu che trascina
e irrompe nel tedio e nel torpore
come linfa nuova.

 

 

*

 

 

 

Non so quale tra noi sia il sentimento
ma qualcosa è accaduto che non tiene
in conto alcuno la diversa età
e si vaga storditi
tra ellebori e sorrisi
dentro un mondo irreale
dove l’aria è più chiara e leggera
come a primavera
e il futuro nasconde
insidie di sirene.

 

 

*

 

 

 

Se accarezzo un fiore
il suo velluto il profumo
accendono ad un tempo
corsie di grazia e di mistero
(e si rivolge a Dio il pensiero),
corsie di morbidezze umane,
celate al sole in verdi cattedrali
e culle morbide di muschio,
che nella carne attizzano
guizzanti fuochi.
Esaltazione e abisso
avranno fine mai?
O si alimentano a vicenda
sotto ceneri di ambivalenza?
E con la morte come la mettiamo
che un giorno ci innalza
e l’altro ci assassina?
Noi chi siamo? Noi…noi…noi
e infine solo Lui.

 

 

*

 

 

 

Conosci te stesso

Sto a meditare su
domande senza risposte
e vieppiù mi allontano da me stessa
e cerco in altri un riflesso
qualcosa che allenti
la solitudine e sciolga
nastri di spiegazioni.
Non è più sufficiente la bellezza intorno
né mi salvano liane di parole.
Ho fame e sete d’altro
che nemmeno io so.

 

 

*

 

 

Abbiamo vissuto

Abbiamo vissuto e goduto forti amori
perduti poi in ostili meandri.
Ora si va per selve di ricordi
numerando incanti mai sopiti
e fatichiamo increduli a inseguire
risvegli e primavere, forse
solo illusioni e discordie dei giorni.
Senza troppi lamenti, tuttavia, senza rimpianti
con lo sguardo che punta all’orizzonte.
All’Eterno diremo,
vuoti di pregiudizi e citazioni,
il nostro grazie firmato con il sangue.

 

 

*

 

Questo amore ha la forza
intera del passato e non distingue
l’attimo fuggente e lieto
dalla rovina del tempo
sul calendario della speranza.
Ora basta a se stesso e non dà peso
all’incombente scia di sofferenza.
Tutto tra i vivi è frutto di stagione
anche l’ultimo fiore e il sempreverde.

 

 

 

*

 

 

L’ora canonica

E’ quella stabilita per un incontro
per un impegno preso
per una grande passione
è quella che dispiega o alimenta
una nuova illusione,
è quella della vita
che insegna ad amare
e della morte che ci riporta al Padre.
L’ora canonica è l’appuntamento
inevitabile di ogni evento.

 

 

*

 

 

 

Lettera

Mai non cessa l’assedio dei doveri,
mi dormon due cugini dentro il letto
non ancora decisi
sull’ora di partenza
e la mia libertà alta s’invola
come gli uccelli al passo.
Sogno scuole riaperte agli studenti
che pongano fine all’indiscreto
quasi costante flusso di parenti
e quando a notte incontro i miei pensieri
fuggiaschi appresso incauti desideri
per compagnia mi trovo carta e penna.
Infilzata su spiedo d’impotenza
rosolo a cottura molto lenta
nel limbo dei non posso-non si può
e salgo per un giro sulla giostra
delle fedelissime parole.
Ti chiedo scusa, appena cambia il vento
telefonerò.

 

 

*

Vorrei

Vorrei chiamarti amore mille volte
mill volte stringerti
senza paraventi e ipocrisie,
vorrei senza vergogna
giacere nel tuo letto
ed annusarti come un cibo buono
e nulla trattenere mai, cedendo
ad ogni più ardita lusinga.
Vorrei toccare il cielo con le dita
e non sentirmi abbandonata e sola.

 

*

 

La rosa rosa

La rosa rosa,
appena ieri colta
nel mio vecchio giardino,
lenta e lieve si sfoglia nel tepore
sul tavolo in salotto.
A dir di Cardarelli
“Dovevamo saperlo che l’amore
brucia la vita e fa volare il tempo”.

 

 

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