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GIANO CORTE MOSCHIN: “QUADERNI DI UN TERRORISTA”
On 31 marzo 2016 | 0 Comments

 

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Questa settimana, mi permetto di segnalare un nuovo libro e di riportare l’intervista che è stata fatta all’autore e che ho letto con molto interesse, perché si addentra a fondo nell’analisi della storia e dei personaggi.

Buona lettura!

 

 

Dal ’69 , uno stillicidio di bombe e di morti: Piazza Fontana, la questura di Milano, Piazza della Loggia, l’Italicus, Bologna, il rapido 904, Firenze, Roma, le tappe più clamorose e infami del terrore delle bombe. Sono trascorsi 29 anni dalla strage di piazza Fontana quando una donna riceve, il 12 dicembre 1998, 29° anniversario della madre di tutte le bombe, un misterioso e minaccioso diario, definito dall’autore stesso “ordigno”, che rivela alcuni aspetti sconosciuti di quelle vicende. La donna, durante la lettura, inserisce nel manoscritto alcune sue note di commento, destinate ad un misterioso personaggio, non estraneo a quei fatti, che si trova incarcerato in base ad accuse gravissime.

Non si tratta di un romanzo “storico” in senso stretto, ma attraverso il racconto, che è l’entrare nella vita e il guardare le cose con la curiosità di capire, la Storia si intreccia con una quotidianità fatta anche di piccoli eventi, di nevrosi individuali e collettive, di sogni e di fughe, di follia di chi mescola alla realtà i propri mondi allucinati, rivelandosi al lettore nel suo sviluppo altrimenti incomprensibile. E la formula del diario come felice scelta narrativa consente all’autore di condurre i suoi personaggi lungo il corso della loro vicenda, lasciandoli andare per la loro strada e insieme illuminandoli dal più profondo delle loro coscienze attraverso una minuta indagine psicologica giocata sempre di sponda. Gettando così un fascio di luce nel buio degli anni di piombo della recente storia italiana.

Giano Corte Moschin ha vissuto il tempo della strategia della tensione. Ha pubblicato nel corso degli anni alcuni volumi di poesia e narrativa. Ha tenuto il manoscritto dei “Quaderni” a lungo chiuso nel cassetto e soltanto adesso che il tempo delle bombe sembra sufficientemente lontano ha deciso di darlo alle stampe, con l’idea che possa aiutare a meglio intuire qualche frammento non ancora esplorato di verità.

 

INTERVISTA a  Giano Corte Moschin, autore del romanzo

Che cosa racconta questo libro?
Un uomo, nato in piena guerra, racconta in forma di diario le vicende della sua vita tra gli ultimi anni ’60 e i primi anni ’90 del secolo scorso

Perché raccontare questa lunga storia?
Il protagonista, che dice di chiamarsi Lorenzo (ma pare sia un nome fittizio), è spinto dal desiderio di fare chiarezza forse prima di tutto a se stesso, ma, nelle sue intenzioni, specialmente ad una sua interlocutrice involontaria, alla quale egli fa recapitare il suo manoscritto definendolo “ordigno”. E lo fa recapitare giusto il 12 dicembre del ’98, 29° anniversario della strage di Pza. Fontana, ancora in quel momento impunita (come ancora adesso) pur dopo una lunghissima serie di indagini e processi. Egli intende chiarire quale sia stato il ruolo ricoperto da lui stesso e da altri in quello e in altri eventi della stessa natura accaduti negli anni successivi.

Protagonista del romanzo e autore sono la stessa persona?
Posso solo dire che una parte di me e una parte di Lorenzo sono sovrapponibili. Cosa che del resto accade frequentemente in letteratura tra l’autore e il protagonista della storia che racconta.

E dunque che cosa ha motivato l’autore in quella parte che non coincide con il protagonista?
La stessa molla che muove il protagonista, anche se da una posizione più defilata: far conoscere la vicenda di Lorenzo perché, oltre a rappresentare una intricata storia personale, essa si è intrecciata strettamente per venticinque anni con alcuni degli episodi di terrorismo più significativi accaduti in Italia negli ultimi tre decenni del secolo scorso e mai compiutamente spiegati.

Quali sono questi episodi?
Si parte dagli attentati sui treni dell’estate ’68, per approdare a piazza Fontana il 12 dicembre ‘69. Poi, dopo un lungo intervallo, in cui il protagonista fa la parte dello spettatore alquanto distratto, egli torna in scena con l’attentato al treno rapido 904 nel dicembre ‘84, poi ancora un intervallo di anni fino all’attentato alla torre del Pulci a Firenze del maggio ‘93, e infine l’attentato a Piazza del Popolo a Roma nel luglio dello stesso anno.

Quale parte ha avuto il protagonista in questi episodi terroristici?
Si potrebbe definire la parte del postino, colui che recapitava una borsa o un pacco o una busta, ignaro del contenuto, ma non incapace di immaginarlo, almeno per tre di essi. Alla consegna seguiva invariabilmente un fatto violento, e lui non poteva non collegare l’una all’altro. La parte che ha avuto nel quarto sembra essere stata anche più rilevante.

Come ha fatto l’autore a venire in possesso di questa storia?
Lorenzo aveva sempre preso appunti in certi quaderni, dal loro contenuto è nata la storia raccontata.

Ma Lorenzo, il protagonista, dice nel libro di averlo preparato lui il manoscritto.
Come ho detto in precedenza, in taluni aspetti lui e l’autore sono sovrapponibili.

Nella sequenza dei “quaderni”, di tanto in tanto vengono inserite dalla donna destinataria del manoscritto certe “note manoscritte”: chi è questa donna?
Il libro fa capire la sua identità un po’ alla volta e la rivela chiaramente solo alla fine. È una persona chiave nella vita del protagonista e nelle vicende che lo coinvolgono.

Sono autentiche queste note? E se lo sono, come ne è venuto in possesso l’autore? E quale significato hanno nel contesto della vicenda narrata?
L’autore le ha trovate già inserite tra i quaderni del diario, nella posizione in cui si trovano. È logico pensare quindi che il manoscritto usato dall’autore sia proprio quello che lesse e commentò la lettrice misteriosa. La funzione delle note è generalmente di commento, spesso di contestazione alle azioni o dichiarazioni di Lorenzo, e sono in forma di lettere al compagno della donna che, lo afferma lei, si trova in carcere accusato di atti criminali non meglio precisati, ma chiaramente connessi con i temi del diario.

Questo diario si deve ritenere un documento storico? In due parole, racconta fatti realmente accaduti?
Questo è un romanzo, non un libro di cronaca o di storia, ma mi sembra verosimile che molte delle situazioni raccontate, magari opportunamente camuffate, descrivano fatti realmente accaduti.

Ammesso dunque che sia stato un terrorista, che tipo di terrorista è stato Lorenzo?
Un terrorista atipico, perché non agiva dentro gli schemi che riteniamo abituali per un terrorista anni di piombo, ossia non faceva riferimento ad una ideologia politico-sociale, il suo obiettivo non era né una rivoluzione socialista né una restaurazione fascista. Inizialmente è spinto da un irrazionale e confuso desiderio di rivoltare il mondo sottosopra, in un secondo tempo segue piuttosto un teorema personale una logica che si è costruito autonomamente e che lo induce a ritenere giustificati e anzi desiderabili atti capaci di condurre a un rovesciamento totale e a un radicale rinnovamento delle condizioni di convivenza del genere umano.

Ma agisce nell’ambito e dietro direttive di una organizzazione che pur dichiarandosi dedita alla “prevenzione” del terrorismo, in realtà pare essere fonte diretta di atti di terrore tipicamente legati al neofascismo.
È vero, ma lui non entra in nessuna organizzazione, è, come si dice, un battitore libero, a disposizione, ma per perseguire i propri obiettivi, e ritiene logico associarsi ad iniziative violente e sovvertitrici dell’ordine costituito anche se coloro che le pianificano non hanno le sue stesse motivazioni. O meglio, così vede le cose nella sua logica Lorenzo, che però non può negare di essere stato anche irretito e tacitamente arruolato a causa di disavventure giovanili, nelle quali lui pare aver recitato una parte poco chiara, non scevra di possibili conseguenze giudiziarie e dunque bisognosa di protezione.

Quindi è un terrorista quasi involontario, se non addirittura sotto ricatto.
Non esattamente. Si può dire che il ricatto, se c’è, non si rivela mai chiaramente e piuttosto prende la veste di un invito motivato, che viene in sostanza accolto anche se giustificato da logiche del tutto personali.

E sono queste logiche le teorie della necessità di un rovesciamento totale del mondo?
Esattamente, un alibi perfetto, nella sua mente, per qualsiasi ferocia, purché questa contenga un valore ideale di ritorno alla libertà individuale primigenia (vera o presunta? Lui non sembra nutrire dubbi) che la renda capace di produrre una catarsi in chi la compie e chi la subisce.

Come mai il protagonista aspetta quasi trent’anni dai fatti di pza. Fontana per raccontare?
Al tempo della sua partecipazione a pza. Fontana (non decisiva, bisogna dire, secondo il suo racconto), egli non ha ancora maturato una vera “logica” giustificatoria e quindi sente il bisogno di rimuoverla per molti anni. Soltanto quindici anni più tardi egli completa un percorso interiore che lo porta ad una nuova partecipazione come comprimario in un nuovo atto terroristico. Questo percorso è coinciso, o meglio è stato opportunamente accompagnato dallo stabilizzarsi di una sua relazione amorosa con la donna che si può definire della sua vita, anche se non l’unica. Ma quando questa relazione sembra in pericolo, egli ritiene di poterla ricuperare con nuove e più esplicite partecipazioni. Il risultato che ottiene è invece l’opposto di quanto sperava. E si era già nel ’93, 24 anni dopo piazza Fontana.

Quindi scrive il diario per vendicarsi dell’abbandono di quella donna?
 Non soltanto. La questione non riguarda soltanto lui e quella donna: infatti alla fine capisce, o crede di capire, di essere stato vittima di un piano preordinato ad arte per coinvolgerlo ed usarlo nella parte che gli è stata fatta recitare in quegli atti terroristici.  E dopo alcuni altri anni di inedia e passività, nel ’98 arriva la goccia che fa tracimare la rabbia e la frustrazione che gli covano dentro e si costringe a ricuperare i suoi vecchi quaderni e a raccontare la sua vicenda allo scopo di fare luce (e forse anche giustizia?) su quanto ha visto, sentito, fatto.

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