Poesia Contemporanei (57)
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    Emulo originale di Rimbaud ed esemplare incarnazione del “poeta maledetto” è oggi, nella sua esperienza che intreccia vita e letteratura, Lorenzo Bonadè, con il suo linguaggio visionario. Anche per Bonadè il poeta infatti deve farsi veggente ed esplorare l’ignoto, accettando di abbandonarsi al disordine dei sensi in uno stile di vita provocatorio, pericoloso, asociale o autodistruttivo che contempla gli eccessi, perché sondare il mistero dal “cantone dei peggiori ladri, farabutti e covo d’ogni vizio” richiede forme nuove e una lingua che riesca a pronunciarle. Sotto la realtà apparente, quella percepibile con i sensi, ce n’è un’altra più profonda, a cui si può giungere solo per mezzo di quell’istinto che si affida all’intuizione. Bisogna insomma penetrare nelle oscure profondità dell’animo umano e affrontare in un corpo a corpo i desideri e i nodi dell’inconscio. Bonadè, nei testi di Domus Dei-La Cattedrale, entra in queste realtà attraverso quell’intuizione che gli è propria e congeniale, e per i contenuti della sua prosa poetica elabora un linguaggio alogico, che permette di portare alla luce le corrispondenze e i misteriosi legami esistenti tra le cose e di comunicare le molteplici emozioni che il poeta avverte come simultanee. Ribelle e rivoluzionario nei confronti della società, si trova precipitato a misurarsi con l’inferno, dichiarando la propria volontà di evasione dalla realtà, tentando la ricerca dei segreti che possano cambiare la vita e inventando un nuovo linguaggio tutto suo, con il quale rappresentare un mondo diverso e modificare la realtà mediante il linguaggio. Anche se gli resta il dubbio, drammaticamente espresso, che si possa uscire davvero dalle paludi mefitiche della nostra società.

    Dalla prefazione di Paolo Ruffilli

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    Domus Dei by: Lorenzo Bonadé 9,00 8,55
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    Ogni verso è intriso profondamente di vita pensata, esaminata nella sua inevitabile incertezza ed elaborata con la fredda conclusione della relatività del nostro esistere. La scrittura consegna valore alle parole e, mentre si scorrono pagine di una poesia che sorprende per la sua capacità di mutare nel linguaggio e nel ritmo, ci ritroviamo perfettamente a nostro agio dentro alla sapiente plasticità della composizione. Sentimento e razionalità si accoppiano e si sovrappongono in una fruttuosa e positiva ambivalenza e, procedendo nella lettura, sempre più prende forma il significato e la congruenza del titolo “In trasloco”. Tras-loco, ovvero locarsi altrove, perdere un luogo per trovarne un altro, questo comporta inevitabilmente il bisogno di elaborare una perdita, che forse è proprio la nostra stessa identità, costruita su tutto ciò che ha rappresentato finora un riferimento, ovvero la nostra bussola dell’esistenza. Significa rinunciare alla vita precedente e aprire un nuovo capitolo, di lunghezza e qualità dubbia.


    In Trasloco by: Luigi Crivellaro 10,00 9,50

    Ogni verso è intriso profondamente di vita pensata, esaminata nella sua inevitabile incertezza ed elaborata con la fredda conclusione della relatività del nostro esistere. La scrittura consegna valore alle parole e, mentre si scorrono pagine di una poesia che sorprende per la sua capacità di mutare nel linguaggio e nel ritmo, ci ritroviamo perfettamente a nostro agio dentro alla sapiente plasticità della composizione. Sentimento e razionalità si accoppiano e si sovrappongono in una fruttuosa e positiva ambivalenza e, procedendo nella lettura, sempre più prende forma il significato e la congruenza del titolo “In trasloco”. Tras-loco, ovvero locarsi altrove, perdere un luogo per trovarne un altro, questo comporta inevitabilmente il bisogno di elaborare una perdita, che forse è proprio la nostra stessa identità, costruita su tutto ciò che ha rappresentato finora un riferimento, ovvero la nostra bussola dell’esistenza. Significa rinunciare alla vita precedente e aprire un nuovo capitolo, di lunghezza e qualità dubbia.

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    Laura Pierdicchi si ripresenta all’attenzione dei lettori con una raccolta densa e articolata che riunisce i versi degli ultimi anni, doppiando le esperienze consegnate ai libri precedenti, in una nuova autonomia delle immagini e delle atmosfere, e raggiungendo qui una più rarefatta tecnica giocata sugli enigmi e sulle allusioni per attraversare il silenzio e farci entrare nel “Portale” del mistero. Il titolo del libro è riconducibile allo sforzo di penetrare le maglie di quel reticolato che circonda e avvolge la realtà, nel tentativo di far luce sui nodi irrisolti di un mondo desiderato e perduto che sembra non appartenerci pur facendone parte. Il presente e il passato, le scoperte e le perdite, gli eventi e i ricordi, l’amore e la sofferenza, tutto rientra in una condizione esistenziale che è coscienza di ciò che irreparabilmente è stato ma che pure va decodificato attraverso le parole capaci di ridarcene l’essenza, miracolosa sostanza di vita oltre il dolore.


    Il Portale by: Laura Pierdicchi 10,00 9,50
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    In questo Dopo la marea dei giorni, che raccoglie i versi degli ultimi anni, mossa da stimoli etici tuttavia mai prevalenti sull’ispirazione, la poesia di Maria Luigia Chiosi aggiorna i suoi intenti percorrendo con sicura espressione tracciati che tendono ad evidenziare l’aggressività del linguaggio nella definizione e strutturazione dei drammi e dei dolori privati e comuni del nostro tempo. A partire dal fondamento del “Nascere/morire” che è  “Alfa e Omega  / legge sovrana della vita”, si svolge il lungo percorso di questo libro alla ricerca di se stessi, con l’obiettivo di spiegarsi le ragioni dello stare al mondo e le opportunità e le circostanze che il mondo offre nel bene e nel male. Una poesia volta ad opporre il segno insieme della ragione e del sentimento non solo e non tanto alla irriducibilità delle azioni compiute e del tempo che è trascorso, ma alla potenziale reversibilità della vita attraverso l’esercizio della memoria e delle facoltà raziocinanti.

    dalla Prefazione di Paolo Ruffilli


    Dopo la marea dei giorni by: Maria Luigi Chiosi 12,00 11,40

    In questo Dopo la marea dei giorni, che raccoglie i versi degli ultimi anni, mossa da stimoli etici tuttavia mai prevalenti sull’ispirazione, la poesia di Maria Luigia Chiosi aggiorna i suoi intenti percorrendo con sicura espressione tracciati che tendono ad evidenziare l’aggressività del linguaggio nella definizione e strutturazione dei drammi e dei dolori privati e comuni del nostro tempo. A partire dal fondamento del “Nascere/morire” che è  “Alfa e Omega  / legge sovrana della vita”, si svolge il lungo percorso di questo libro alla ricerca di se stessi, con l’obiettivo di spiegarsi le ragioni dello stare al mondo e le opportunità e le circostanze che il mondo offre nel bene e nel male. Una poesia volta ad opporre il segno insieme della ragione e del sentimento non solo e non tanto alla irriducibilità delle azioni compiute e del tempo che è trascorso, ma alla potenziale reversibilità della vita attraverso l’esercizio della memoria e delle facoltà raziocinanti.

    dalla Prefazione di Paolo Ruffilli

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    Quando perdiamo una persona, piangiamo per lei che se ne è andata, ma anche per noi che siamo rimasti senza. Il dolore è intenso, proprio perché viviamo senza. Infatti la morte di un altro non riguarda più l’altro, ma noi. E a noi che restiamo la morte toglie una parte di vita: non abbiamo più futuro con la persona che è andata via. Inoltre, la perdita ci rimette in gioco, porta alla luce rapporti irrisolti con la persona che abbiamo perso. E, nello stesso tempo, porta ricordi intensissimi carichi di quella mancanza della persona amata che dà sì la sofferenza ma anche la dolcezza della memoria, con i suoi colori (una notte stellata, un cielo nuvoloso o la luce piena del sole) e i suoi profumi (l’odore del mare o di un fiore reciso), oltre che l’inquietudine di una sorpresa: “Spesso ti sento / come un’onda d’aria”. Ma anche la rincuorante prospettiva: “il futuro è restare / insieme a te a sognare”. Ecco la situazione in cui si muove la raccolta intensa, delicata eppure potente, “Una vita diversa” di Gianfranco Jacobellis, dominata dalla figura della moglie scomparsa e risolta “in uno spazio / virtuale e sconosciuto”, nel quale con la chiave lirica e riflessiva tipica della sua maturità l’autore ci conduce a sondare gli enigmi e il mistero della vita e a cercare un percorso dentro il labirinto.

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    Una vita diversa by: Gianfranco Jacobellis 10,00 9,50

    Quando perdiamo una persona, piangiamo per lei che se ne è andata, ma anche per noi che siamo rimasti senza. Il dolore è intenso, proprio perché viviamo senza. Infatti la morte di un altro non riguarda più l’altro, ma noi. E a noi che restiamo la morte toglie una parte di vita: non abbiamo più futuro con la persona che è andata via. Inoltre, la perdita ci rimette in gioco, porta alla luce rapporti irrisolti con la persona che abbiamo perso. E, nello stesso tempo, porta ricordi intensissimi carichi di quella mancanza della persona amata che dà sì la sofferenza ma anche la dolcezza della memoria, con i suoi colori (una notte stellata, un cielo nuvoloso o la luce piena del sole) e i suoi profumi (l’odore del mare o di un fiore reciso), oltre che l’inquietudine di una sorpresa: “Spesso ti sento / come un’onda d’aria”. Ma anche la rincuorante prospettiva: “il futuro è restare / insieme a te a sognare”. Ecco la situazione in cui si muove la raccolta intensa, delicata eppure potente, “Una vita diversa” di Gianfranco Jacobellis, dominata dalla figura della moglie scomparsa e risolta “in uno spazio / virtuale e sconosciuto”, nel quale con la chiave lirica e riflessiva tipica della sua maturità l’autore ci conduce a sondare gli enigmi e il mistero della vita e a cercare un percorso dentro il labirinto.

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    “Senhal”, nella poesia provenzale, era il nome fittizio dietro il quale si usava celare la donna cui era rivolto l’omaggio del poeta, qui ripreso a marcare l’ampia delicata scelta di raffronti, comparazioni, riferimenti alla persona amata fonte di tanta ispirazione. E Sato ancora e sempre mantiene fede, in un’epoca in cui è facilissimo perderla, a quei fondamentali canoni eterni di poesia che si chiamano chiarezza di linguaggio, calda partecipazione umana, profonda specularità delle cose della vita e del mondo, magia dei simboli, colore, ritmo e fantasia. Tutti elementi che ne caratterizzano la raffinata sensibilità.


    Senhal e la rosa by: Giovanni Sato 14,00 13,30

    “Senhal”, nella poesia provenzale, era il nome fittizio dietro il quale si usava celare la donna cui era rivolto l’omaggio del poeta, qui ripreso a marcare l’ampia delicata scelta di raffronti, comparazioni, riferimenti alla persona amata fonte di tanta ispirazione. E Sato ancora e sempre mantiene fede, in un’epoca in cui è facilissimo perderla, a quei fondamentali canoni eterni di poesia che si chiamano chiarezza di linguaggio, calda partecipazione umana, profonda specularità delle cose della vita e del mondo, magia dei simboli, colore, ritmo e fantasia. Tutti elementi che ne caratterizzano la raffinata sensibilità.

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    Mettendosi sulla via di questo nuovo libro di Gianfranco Jacobellis intitolato Il vantaggio del dubbio, gioverà al lettore ricordare quello che sull’argomento ha detto uno scrittore come Borges: “Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza”. E, se non basta, come lo ha definito Shakespeare: “il faro del saggio”, o nella chiave sapienziale del Buddha: “Dubita di tutto. Trova la tua luce”. Per parte sua, l’autore dubita che la vita si racchiuda in un cerchio concluso: “tra il punto d’origine e quello d’arrivo c’è il varco che non lo renderà finale”. E, con la sua scrittura incisiva profonda e coinvolgente, in una chiave lirica e riflessiva tipica della sua maturità (“la musica del verso”), ci trascina di poesia in poesia nell’avventura della gnosi (“gli attimi invisibili / che solo chi supera il reale / può guardare”). In queste pagine ci ricorda che l’unico ordine riconoscibile nella vita è il suo disordine e che, per adeguarci senza soccombere, occorre dubitare.


    Il vantaggio del dubbio by: Gianfranco Jacobellis 14,00 13,30

    Mettendosi sulla via di questo nuovo libro di Gianfranco Jacobellis intitolato Il vantaggio del dubbio, gioverà al lettore ricordare quello che sull’argomento ha detto uno scrittore come Borges: “Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza”. E, se non basta, come lo ha definito Shakespeare: “il faro del saggio”, o nella chiave sapienziale del Buddha: “Dubita di tutto. Trova la tua luce”. Per parte sua, l’autore dubita che la vita si racchiuda in un cerchio concluso: “tra il punto d’origine e quello d’arrivo c’è il varco che non lo renderà finale”. E, con la sua scrittura incisiva profonda e coinvolgente, in una chiave lirica e riflessiva tipica della sua maturità (“la musica del verso”), ci trascina di poesia in poesia nell’avventura della gnosi (“gli attimi invisibili / che solo chi supera il reale / può guardare”). In queste pagine ci ricorda che l’unico ordine riconoscibile nella vita è il suo disordine e che, per adeguarci senza soccombere, occorre dubitare.

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    La poesia di Fabio Dainotti vive nell’ottica della rassegna dei dati autobiografici, del loro incrocio e delle loro combinazioni, in una sorta di quaderno degli appunti, delle notazioni maggiori e minori, dei frammenti di ricordo, degli stati rimossi e delle sensazioni, in un insieme che ricompone nella sua corrente lirica il senso di una vita che sembra procedere fuori da ogni possibile piano di organizzazione e di sistemazione, eppure dietro a un impulso superiore riconducibile a quello che chiamiamo libero arbitrio. E, sul nastro a scorrere delle immagini, continuamente esercita interferenza l’occhio vigile di un testimone “controcorrente” del nostro tempo, attento a cogliere comunque e a registrare sulla cartina di tornasole tutte le vibrazioni di una vicenda personale, eppure comune e generale. La capacità immaginativa è il motore di questa poesia: un’energia intellettuale, continuamente in movimento e tale da trasfigurare da immagine a immagine, in un vorticoso bestiario di esempi quotidiani e personali, di memorie e di ricordi.

     


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    Poesie controcorrente by: Dainotti Fabio 10,00 9,50

    La poesia di Fabio Dainotti vive nell’ottica della rassegna dei dati autobiografici, del loro incrocio e delle loro combinazioni, in una sorta di quaderno degli appunti, delle notazioni maggiori e minori, dei frammenti di ricordo, degli stati rimossi e delle sensazioni, in un insieme che ricompone nella sua corrente lirica il senso di una vita che sembra procedere fuori da ogni possibile piano di organizzazione e di sistemazione, eppure dietro a un impulso superiore riconducibile a quello che chiamiamo libero arbitrio. E, sul nastro a scorrere delle immagini, continuamente esercita interferenza l’occhio vigile di un testimone “controcorrente” del nostro tempo, attento a cogliere comunque e a registrare sulla cartina di tornasole tutte le vibrazioni di una vicenda personale, eppure comune e generale. La capacità immaginativa è il motore di questa poesia: un’energia intellettuale, continuamente in movimento e tale da trasfigurare da immagine a immagine, in un vorticoso bestiario di esempi quotidiani e personali, di memorie e di ricordi.

     

  • Le poesie di Alessio Vailati tendono a significare una reciproca compenetrazione tra paesaggio naturale e mondo umano, a partire dalla vivida dominante del mare nella prima parte della raccolta e fino alla compresenza dell’intervento degli uomini con le loro costruzioni nella parte conclusiva. Il “moto perpetuo dell’acqua” è l’immanenza del suo stato, fattore di bellezza e grandiosità nel mondo, ed è insieme l’inevitabile scorrere che lo caratterizza, che è poi anche lo scorrere implacabile del tempo, a segnare l’origine e il principio stesso della vita e, nello stesso tempo, il suo procedere sempre e comunque nell’evoluzione, il suo trasformarsi nella direzione della continuazione, per noi della storia e per il cosmo della sua espansione.


    Il moto perpetuo dell’acqua by: Vailati Alessio 10,00

    Tema centrale in tutta la raccolta è, dentro l’apparente silenzio (che è, poi, la voce del segreto e del mistero che emana da tutti i versi), il contorno o perimetro dei “panorami”, l’altrove: termine ineludibile del confronto, enigma esistenziale, l’altra faccia della medaglia, la traccia dell’assenza in cui precipitano attese e dubbi. Ma l’orizzonte resta comunque aperto nella continuità ultraindividuale, in una dimensione del titanico sforzo dell’uomo di lasciare nel mondo traccia di sé che proprio l’improvvisa illuminazione poetica ci fa scoprire a un tratto, ineludibile destino nell’esperienza umana. L’autore va ricomponendo la consistenza materiale dei paesaggi naturali ed umani, delle marine dei cieli e dei monumenti, proprio contro quello spettro del vuoto con cui si misura la sua poesia e attraverso il progressivo uso oggettivante e oggettivato dei “quadri”. Non opera per astrazione, ma concretamente dentro e attraverso le cose che nomina e ha come protagonista sempre la persona, che continuamente si misura e confronta con l’altrove che sta dentro ciò che nomina. Il fascino risiede in primo luogo nella scrittura e in quella incantata limpidezza di linguaggio che rinnova nel miracolo ogni volta la trasparenza aurea della realtà che si rivela come una splendida sfinge, che ci affascina e intanto suscita domande senza risposta.

     

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    Tutto comincia da una visione: un angelo sopra un albero ancora invernale ma con iniziali germogli in prossimità della primavera. Un angelo diverso da quello classico a cui siamo abituati e che abita i cieli. Un angelo che abita la terra. Da qui parte l’avventura straordinaria del Canzoniere dell’angelo di Terra di Giovanni Sato e le poesie del libro tracciano un percorso dal visibile all’invisibile, in quel perenne e inquieto anelito a una realtà più alta, una realtà che resta terrena ma che è invasa nella sua immanenza materiale da un soffio spirituale vivificante.


    Il canzoniere dell’angelo di terra by: Giovanni Sato 12,00 10,20

    Tutto comincia da una visione: un angelo sopra un albero ancora invernale ma con iniziali germogli in prossimità della primavera. Un angelo diverso da quello classico a cui siamo abituati e che abita i cieli. Un angelo che abita la terra. Da qui parte l’avventura straordinaria del Canzoniere dell’angelo di Terra di Giovanni Sato e le poesie del libro tracciano un percorso dal visibile all’invisibile, in quel perenne e inquieto anelito a una realtà più alta, una realtà che resta terrena ma che è invasa nella sua immanenza materiale da un soffio spirituale vivificante. In una lotta di continuo autoperfezionamento, tra inganni e apparenze, miraggi e abbagli, la poesia rappresenta mirabilmente il percorso ascensionale con ardite metafore e per mezzo di una vera e propria sinfonia di vasto respiro. L’indicazione che viene dai versi intensi tra incanto e rapimento di questo canzoniere, in relazione alla questione del senso e del valore della vita umana, sta nel riconoscimento dell’incontro misterioso tra finito e infinito, tra tempo ed eterno. E il poeta raffigura in modo fulminante la grandezza e terribilità (dannazione ed estasi) che è nel destino di ogni uomo che voglia essere se stesso.

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    La libertà di cui disponiamo è il ricorso alla fantasia “per far coincidere il passato col presente allo scopo di rendere la vita  imprevedibile” e, così facendo, “nel sovrapporre i suoi colori facciamo come il mare con le sue onde”. È questo il modo che consente a ciascuno di diventare Il fantasista del mare capace comunque di misurare il tempo.


    Il fantasista del mare by: Gianfranco Jacobellis 12,00 10,20

    Per il nuovo libro di Gianfranco Jacobellis, vale la considerazione che ciò che è troppo evidente è sempre poco produttivo, perché ciò che conta resiste nel suo rimanere nascosto. “L’evidenza distrugge il segreto”, nel senso che, con la pretesa di mettere in rilievo, abbaglia disperdendo la nostra stessa profondità. “I pensieri sono le luci della nostra vita, dobbiamo conservarli ma tenerli nascosti” e “non profanare / il potere del segreto”. Di qui l’indicazione a consegnarsi alla ricchezza del silenzio e al ruolo della notte: “stare in silenzio / a pensare / è come dialogare / dietro la scena / con chi possiede / la chiave dei misteri”. Ecco come scegliere di riavvicinarsi ai propri pensieri che, “anche se ogni volta ci sembrano diversi, in realtà restano immutati come il rumore del mare dentro una conchiglia”. La libertà di cui disponiamo è il ricorso alla fantasia “per far coincidere il passato col presente allo scopo di rendere la vita  imprevedibile” e, così facendo, “nel sovrapporre i suoi colori facciamo come il mare con le sue onde”. È questo il modo che consente a ciascuno di diventare Il fantasista del mare capace comunque di misurare il tempo.

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    L’allegoria, si sa, è quella figura retorica per cui in letteratura qualcosa di astratto viene espresso attraverso un’immagine concreta per mezzo della quale chi scrive esprime e chi legge ravvisa un significato riposto, diverso da quello letterale, un senso allusivo, ulteriore rispetto a quello che è il contenuto logico delle parole. Ecco la chiave per penetrare fino in fondo nel mondo e nelle intenzioni di questa nuova raccolta intitolata appunto Allegoria. E, dentro all’allegoria come strumento necessario a dare voce alla poesia, Sandra Evangelisti dichiara subito in partenza il suo riferimento privilegiato a Montale. Anche lei dice al suo lettore di “non chiedere la parola”, non “domandare” la “formula” che possa aprire nuovi mondi perché il poeta può solo dire “ciò che non siamo” e cercare una soluzione simbolica. Per farlo bisogna ridimensionare il cuore e la mente e decidere di affidarsi alla “pancia”, perché la parola “viene e va dispettosa” e “non segue regole, retorica e stilemi”, è “oggetto di passione”, qualcosa insomma che emerge dal profondo e che sfugge all’ intelligenza perché la travalica.


    Allegoria by: Evangelisti Sandra 10,00 8,50

    L’allegoria, si sa, è quella figura retorica per cui in letteratura qualcosa di astratto viene espresso attraverso un’immagine concreta per mezzo della quale chi scrive esprime e chi legge ravvisa un significato riposto, diverso da quello letterale, un senso allusivo, ulteriore rispetto a quello che è il contenuto logico delle parole. Ecco la chiave per penetrare fino in fondo nel mondo e nelle intenzioni di questa nuova raccolta intitolata appunto Allegoria. E, dentro all’allegoria come strumento necessario a dare voce alla poesia, Sandra Evangelisti dichiara subito in partenza il suo riferimento privilegiato a Montale. Anche lei dice al suo lettore di “non chiedere la parola”, non “domandare” la “formula” che possa aprire nuovi mondi perché il poeta può solo dire “ciò che non siamo” e cercare una soluzione simbolica. Per farlo bisogna ridimensionare il cuore e la mente e decidere di affidarsi alla “pancia”, perché la parola “viene e va dispettosa” e “non segue regole, retorica e stilemi”, è “oggetto di passione”, qualcosa insomma che emerge dal profondo e che sfugge all’ intelligenza perché la travalica.