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Alla ricerca della principessa che è in noi con Federica Martinello
On 10 marzo 2016 | 0 Comments

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Quando ho visitato il sito di quest’artista, Federica Martinello,  la sua presentazione mi ha subito colpita per la sua grinta ed il suo entusiasmo:

“Federica Martinello è una supereroina in incognito, una principessa full time, un’entusiata nerdfighter e, soprattutto, un’illustratrice. Federica ha 28 anni e vive nei pressi di Bassano del Grappa.”  (http://www.federicamartinello.com/)

Oggi entreremo nel mondo delle fiabe, o forse sarà il mondo delle fiabe a mescolarsi e a manifestarsi nella realtà di tutti i giorni, con “Perché le principesse sono sempre in ritardo?” (Biblioteca dei Leoni, 2015)

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-Mi parli della sua carriera universitaria allo IUAV e della sua decisione di ottenere un Master in “Illustrazione per l’infanzia ed educazione estetica”: come è giunta a capire i suoi interessi e come è arrivata a capire cosa voleva fare?

Da sempre sono interessata alle arti visive: pittura, cinema, fumetto, fotografia ecc. Durante il mio percorso universitario allo IUAV ho potuto sperimentare varie tecniche espressive e mi sono accorta che il disegno a mano libera era quella per cui ero maggiormente portata, oltre che quella da cui mi sentivo più attratta: adoro la totale libertà data dal foglio bianco, mi permette di creare personaggi e luoghi di pura immaginazione, svincolandomi dalla realtà che mi circonda.

Dopo essermi laureata, non sapevo come proseguire il mio percorso di studi perché, nel periodo in cui stava esplodendo la computer grafica, quella del disegno a mano libera sembrava un’arte in via d’estinzione ma, durante una visita alla mostra Le immagini della fantasia di Sarmede, mi sono imbattuta in questo Master in illustrazione e ho deciso di tentare questa strada. Appena iniziato il master ho avuto una doppia rivelazione: innanzitutto la scoperta del mondo dei picturebooks in cui l’illustrazione a mano non solo viene ancora utilizzata ma raggiunge una vera e propria valenza artistica, e in secondo luogo la riscoperta in età adulta dei libri per ragazzi e giovani adulti di cui non riesco più a fare a meno. Avere la possibilità di confrontarmi con diversi illustratori e di mettermi alla prova nella realizzazione di un vero picturebook è stata un’esperienza fantastica ma, guardando le opere di Oliver Jeffers, Rébecca Dautremer, Suzy Lee o Shaun Tan, era difficile pensare a me stessa come una possibile illustratrice professionista.

Terminato il master, perciò, mi sono dedicata ad alcuni progetti di educazione alla lettura per bambini e per un po’ ho accarezzato l’idea di diventare editor per poter lavorare nel campo della letteratura per l’infanzia ma, in quel periodo di crisi, anche questo sembrava un sogno irrealizzabile. Poi, quando due anni fa mi sono ritrovata senza lavoro, ho deciso che era arrivato il momento di mettermi in gioco: ho realizzato questo picturebook e, durante la Fiera del Libro di Bologna, ho cercato delle case editrici che potessero essere in linea con il mio stile ed è li che ho incontrato i rappresentati della Biblioteca dei Leoni che si sono interessati al libro.
-In passato ha già realizzato altre storie illustrate per bambini, oltre a quella proposta per Biblioteca dei Leoni? Se sì, potrebbe raccontarcene qualcuna e concederci qualche immagine inedita?

Una delle prove finali del Master consisteva proprio nella realizzazione di un picturebook partendo dal testo di una fiaba di Italo Calvino. Nel mio caso la scelta è caduta su Rosmarina (già allora avevo un debole per le principesse!) che sarà inserita tra i titoli in uscita a settembre della Biblioteca dei Leoni.

Rosmarina

Rosmarina

 

-Il titolo del libro è “Perché le principesse sono sempre in ritardo?”. Com’è nata l’idea di questo racconto? Com’è funzionata poi la collaborazione con Giulia Ceccon, che ha scritto i testi per la sua storia?

L’idea è arrivata nel 2013 mentre lavoravo ad una illustrazione per la locandina di un programma di letture animate della biblioteca di Bassano del Grappa. Il titolo dell’iniziativa è Volta la carta e io volevo realizzare una specie di Doodle del nome: un drago gigantesco (in cui la lettera V avrebbe rappresentato le ali dell’animale) si staglia di fronte ad un castello e dalla torre più alta spunta una principessa armata di spada pronta ad affrontare il mostro, mentre fuori dalle mura un principe annoiato aspetta in carrozza che la sua bella lo raggiunga per andare al ballo. E mentre lo disegnavo, ricordo di aver pensato “Ecco perché le principesse sono sempre in ritardo: sono loro stesse che devono uccidere il drago e riuscire a liberarsi da sole per poter uscire dal castello!”.

Per le locandina poi utilizzai un’immagine completamente diversa ma quest’idea continuava a frullarmi nella testa: la trovavo divertente, moderna, anticonformista e poi era quasi autobiografica perchè io sono una ritardataria cronica e famigliari e amici mi hanno sempre presa in giro per questo definendomi appunto una “principessa”. Nel 2014 quindi ho deciso di prenderla in mano e trasformarla in un picturebook.

Giulia Ceccon è la mia migliore amica fin dai tempi del liceo e una delle pochissime persone con cui discuto dei miei progetti artistici per avere consigli e critiche. Giulia, inoltre, è a mio avviso una scrittrice brillante, della quale ho sempre ammirato l’originalità. Le avevo parlato del progetto e l’avevo tenuta aggiornata mostrandole le illustrazioni man mano che componevo la storia, perciò quando mi sono trovata davanti al problema del testo è stato naturale per me rivolgermi a lei ed è stata una scelta azzeccata. Il testo che ha creato è perfetto: rispecchia appieno la mia idea e crea un contrappunto ideale per le immagini.

 

-La principessa moderna, la ragazzina d’oggi, vuole cose diverse rispetto al passato? Crede che siano cambiati proprio i modelli di riferimento e che le favole del passato vadano “aggiornate”?

Credo che le ragazze di oggi vogliano le stesse cose di quelle di ieri: avventura, amore e, soprattutto, la libertà di scegliere la propria strada. La differenza sta nel fatto che al giorno d’oggi le ragazze hanno una maggiore possibilità di esprimere questi desideri e di metterli in atto (non è ancora una libertà totale ma è decisamente più estesa rispetto al passato). Usando la metafora delle fiabe, le principesse di oggi non sono costrette ad aspettare inermi l’arrivo di un principe che le liberi dal drago ma possono essere loro stesse le autrici della loro salvezza, possono essere le protagoniste della loro avventura.

Non credo che le vecchie fiabe vadano per forza aggiornate, sono belle così come sono, ma bisogna sempre ricordare che appartengono ad un contesto storico e sociale preciso che, per fortuna, non è quello in cui viviamo adesso. Credo piuttosto che sia importante che questi racconti vengano affiancati da nuove storie che propongano un modello femminile che si pone finalmente sullo stesso piano di quello maschile: dei personaggi forti, indipendenti, anticonvenzionali come quelli che negli ultimi anni hanno popolato gli albi illustrati, i romanzi per giovani adulti e anche i film d’animazione (basti pensare a Katniss Everdeen di Hunger Games, alle ultime protagoniste dei film della Disney come Rapunzel, Merida o Elsa, o anche alla maialina Olivia di Ian Falconer).

Inoltre penso sia importante proporre personaggi diversi tra loro: non tutte le ragazze sono bionde, bianche, belle, ricche e aspettano il ragazzo perfetto. Le principesse moderne, come le ragazze di oggi, possono avere i capelli rosa da punk, portare gli occhiali e l’apparecchio ai denti, essere costrette ad indossare i vestiti smessi delle sorelle perché non se ne possono permettere di nuovi e anche preferire le ragazze ai ragazzi.

 

-Quando penso al titolo, mi viene in mente Cenerentola che, allo scoccare della mezzanotte, deve allontanarsi dal ballo al castello, perché l’effetto dell’incantesimo realizzato dalla fata madrina scade proprio a quell’ora. In base a questa immagine, può parlarci della sua storia? Quali le differenze? Quali i punti di riferimento?

In realtà la storia si svolge prima del ballo e racconta tutta una serie di piccoli contrattempi che ritardano l’arrivo della principessa ad un ideale appuntamento, dal cucciolo di casa che le ha rosicchiato tutte le scarpe alla “carrozza” con il cambio manuale che risulta quasi impossibile da guidare.

Tutti gli espedienti che ho utilizzato sono una rivisitazione in chiave ironica e attuale di alcuni topoi delle fiabe: la mela avvelenata, lo specchio magico, le scarpette di cristallo ecc.

-Qual è la sua principessa ideale?

È presuntuoso forse da parte mia, ma la mia principessa ideale sono io. Non ho immaginato la storia pensandola rivolta ad un pubblico specifico, ma ho cercato di raccontare qualcosa che a me in primis sarebbe piaciuto leggere, in cui mi sarei riconosciuta. Ne consegue quindi che il personaggio principale si ispira a me, alle cose che mi piacciono e anche ai miei difetti.

In questo contesto direi che la principessa ideale è innanzitutto una ragazza che si accetta per quella che è, imperfezioni comprese, non si vergogna di quello che la rende diversa e porta avanti le sue idee anche se si trova a doversi scontrare con l’opinione degli altri.

 

-Quali tecniche di disegno utilizza per realizzare i suoi libri?

Il mio punto di partenza è sempre l’illustrazione a mano: disegno i “contorni” della mia immagine e li rifinisco con un tratto a china il più possibile preciso. In seguito se devo ottenere degli effetti particolari (ad esempio i capelli di Rosmarina che sembrano un cespuglio di rosmarino) utilizzo colori acrilici, pastelli o acquerelli. Se invece opto per delle campiture piatte, come nel caso di Perché le principesse sono sempre in ritardo?, scannerizzo le immagini e poi le coloro digitalmente (un piccolo suggerimento datomi da Chiara Carrer proprio durante la lavorazione di Rosmarina).

 

-Ha altre storie in fase di elaborazione? Può darci qualche indiscrezione?

Sto lavorando ad un seguito per la serie delle Principesse, Perché le principesse odiano la matematica?, in cui la protagonista si troverà ad affrontare un’altra delle mie grandi debolezze: i numeri. Ma si sa che le principesse hanno una marcia in più, quindi prevedo che la mia eroina riuscirà ad uscire indenne da questo labirinto di formule e teoremi, come in fondo io sono riuscita a superare le lezioni di trigonometria!

E poi ho un altro progetto in cantiere da qualche tempo: Zooey Zero, the Fat Bottomed Girl. È la storia di una ragazza, Zooey appunto, dalla bellezza anticonvenzionale per questo periodo storico perché ha, beh, un fondoschiena enorme. Ma grazie alla sua ironia e al suo anticonformismo decide di trasformare questo “difetto” nel suo emblema e come una supereroina (chiamata Fat Bottomed Girl appunto) si batte contro i pregiudizi, l’ipocrisia e il bullismo.

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Zooey Zero

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Mi complimento con Federica e le faccio un grosso in bocca al lupo per i progetti futuri, in modo tale che possa realizzare tutti i suoi sogni e possa anche spingere la principessa che è in ciascuna di noi a combattere per trovare la propria strada.

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